mercoledì 30 aprile 2008

I gradi della vita spirituale

Secondo la tradizione il cammino spirituale è caratterizzato da alcune tappe o gradi:

- Incipiente a cui corrisponde la via purgativa;
- Proficiente a cui corrisponde la via illuminativa;
- Perfetto a cui corrisponde la via unitiva.

La prima tappa è incentrata sul cammino ascetico. Il monaco (inteso come cristiano) si applica ad una disciplina tesa allo sradicamento dei vizi e alla purificazione del cuore.
Nella tradizione Dionigi Aeropagita individua in questa fase il primo ordine degli iniziati di cui fanno parte i penitenti affidati ai ministri.
I penitenti sono coloro che, dopo aver ricevuto il battesimo (cioè la prima iniziazione), sono caduti di nuovo nel peccato ma si sforzano di riconquistare la purezza dei figli di Dio.

La seconda tappa consiste nel raggiungimento della santità (o salvezza) mediante una vita incentrata sulle virtù acquisite dopo lo sradicamento dei vizi.
Secondo Dionigi l'ordine degli illuminati è quello di coloro che, puri, sono in grado di contemplare i sacri misteri. Nella vita sacramentale ordinaria questi iniziati sono affidati ai sacerdoti.

La terza tappa è quella dei perfetti, cioè di coloro che hanno raggiunto la perfetta unione con Dio e permangono stabilmente in essa.
Dionigi identifica i perfetti con i monaci (cioè uomini dalla vita indivisa) o terapeuti (servitori). Secondo Dionigi i monaci, affidati ai vescovi, sono i primi fra gli iniziati.

Se Dionigi identifica tali ordini degli iniziati all'interno della gerarchia ecclesiatica (che è anche il nome di una sua opera), le diverse tappe valgono per qualsiasi cristiano che desideri percorrere un cammino spirituale profondo.

San Tommaso chiarisce che queste tappe sono semplici schemi essendo la vita spirituale di ciscuno molto più varia e complessa.

Le tappe a cui si è accennato dovrebbero essere percorse, con l'aiuto della grazia, da tutti i cristiani, anche da coloro che desiderano continuare il viaggio verso la conoscenza ultima delle cose, toltalmente interiore e segreta. Coloro cioè che ambiscono ad acquisire la condizione dell'Homo Christus Jesus.

Tradizione e tradizionalismo

Estratto di un articolo apparso sulla rivista "Sodalitium". L'articolo sebbene abbia una finalità critica nei confronti dei cultori dell'esoterismo cristiano, è utile per capire il ruolo (fondamentale e positivo per noi), di Panunzio all'interno del tradizionalismo cattolico. (Si riportano a margine due note dell'articolo).

(...) Dall’esperienza evoliana provengono quasi tutti i futuri capofila del "tradizionalismo cattolico": Primo Siena e Silvio Vitale, Fausto Belfiori e Fausto Gianfranceschi, Roberto De Mattei (discepolo di Zolla) e Riccardo Pedrizzi, Piero Vassallo (ex Figlio del Sole) e Pino Tosca, Franco Cardini (allievo di Mordini) e Maurizio Blondet, Carlo Fabrizio Carli e Gabriele Fergola ecc. ecc. Ma con Evola e Guénon ci troviamo in un tradizionalismo che - malgrado (?) le radici maistriane - non può essere certo definito cattolico, ma piuttosto esoterico; anzi, sotto molti aspetti, anticattolico, se non massonico (11). Chi fece, allora, da ponte tra il tradizionalismo esoterico acattolico ed il tradizionalismo (esoterico) cattolico? Sergio Sotgiu, in un articolo pubblicato sul Giornale del 21 maggio 1998, attribuisce ad Attilio Mordini (12) e Silvano Panunzio (13) quel processo "di conversione al cattolicesimo di elementi di formazione tradizionale che avevano in precedenza mostrato poca o punta simpatia per la religione cristiana". Non è certo questo il luogo per fare una storia del tradizionalismo italiano (14). Per restare nel nostro tema, quello cioè di Alleanza Cattolica, basti accennare a quella che è più che una curiosità: la fondazione, il 29 settembre 1956, festa di San Michele Arcangelo, dell’Alleanza Cattolica Tradizionalista (15). La scelta di San Michele è simbolica: "Castel Sant’Angelo [è] simbolo insonne della ‘terza Roma dello Spirito Santo’ che si erge vigile tra la ‘Roma dei Cesari’ riassunta dal Colosseo, e la ‘Roma dei Papi’ simboleggiata dalla vaticana Basilica di San Pietro" (Primo Siena) (16). La prima Alleanza Cattolica fu promossa dalla rivista veronese Carattere, fondata nel dicembre del 1954 da Primo Siena, che il giovane Cantoni chiamava "l’ultima voce [profetica] sulla crisi" del mondo moderno (17). "Il cattolicesimo di ‘Carattere’ aveva i suoi punti di riferimento in Papini, ispiratore di Adolfo Oxilia e della rivista l’Ultima (18), in Attilio Mordini, in Domenico Giuliotti e in Silvano Panunzio; era un cattolicesimo che si disse, perciò, ‘ghibellino’ e, proprio in quanto tale, sempre prestò un’adeguata attenzione critica all’opera di Julius Evola..." (19). Su L’Ultima scrivevano Panunzio e Mordini, e furono Panunzio (e Mordini) gli "ostetrici" che fecero nascere a una seconda vita (quella della "via cavalleresca di un cristianesimo aristocratico e ghibellino") (11) Primo Siena e tanti altri... Ma qual’era la "Tradizione" di Panunzio e di Carattere? Essa è "via sacra che conduce entro il cuore della Realtà ovvero del Tempio (iniziazione=in-ire)". Una Tradizione "che non sia anonima, non sia generica, non sia opinabile, non sia immaginaria, non sia volubile, non sia inesistente, ma porti chiaramente impresso uno dei nomi seguenti: Cristianesimo, Giudaismo, Islamismo, Buddismo, Confucianesimo, Taoismo, Parsismo". "Tutte queste famiglie possono, più o meno, ricondursi alla Tradizione originaria, o Tradizione adamitica" (20). Il Cristianesimo è quindi "uno dei nomi" della Tradizione, seppur il più perfetto, e di qual ‘Cristianesimo’ si tratti, si può immaginare... O meglio, ce lo spiega Mordini quando identifica ‘l’Uomo universale’," unica e valida misura di ogni gerarchia", cioè ‘l’Adam Qadmon’ della Cábala, con l’Homo Christus Jesus! (21). (...)

15) Essa si trasformò il 25 ottobre 1959, festa di Cristo Re, in Alleanza Tradizionale [o Trascendente] Michele Arcangelo (ATMA). "Appello Sacro" e "Interni princìpi" dell’ATMA sono stati ripubblicati su Metapolitica, n. 1, gennaio-marzo 1999, p. 2-4.

21) Questa idea ritorna spesso in Mordini. Ad esempio: "unica e valida misura di ogni gerarchia è l’Uomo universale, su cui ogni antica religione tradizionale ordina ogni suo mito (si pensi a Prometeo, a Krishna, al Buddha Maitreya e, persino, all’Adam Qadmon per la Qabbala ebraica!), e che per l’Incarnazione si rivela quale Homo Christus Jesus" (in Adveniat Regnum, n. 1, nov.-dic. 1963, p. 8); "l’unità del genere umano è l’uomo universale che i cristiani chiamano Homo Christus Jesus, gli ebrei seguaci della Qabbala Adam Kadmon, i musulmani el-Insanul-Kâmil" (Il Ghibellino, 1961, n. 6, ripreso in A. Mordini, Il cattolico ghibellino (a cura di C.F. Carli, Settimo Sigillo, Roma, 1989, p. 85).

mercoledì 30 gennaio 2008

In libreria

La meditazione contemplativa è un tipo di esperienza introspettiva i cui presupposti si possono individuare nella tradizione dei primi monaci del deserto e successivamente, in alcuni filoni della mistica cristiana sia di Oriente che di Occidente.
La meditazione attraverso l’utilizzo di una “parola sacra” esprime una via di conoscenza basata sull’ascolto di Dio in uno stato di assoluto silenzio.
Francesco Comandini, architetto ed iconografo, ha compiuto studi nel campo dell’arte e dell’architettura cristiana presso la Pontificia Università Gregoriana e il Pontificio Ateneo Sant’Anselmo di Roma e presso il Centro Russia Cristiana di Seriate.
È autore di diversi articoli e libri su argomenti di arte e spiritualità. Tra le sue pubblicazioni: Chiamati dallo Spirito. Piccola guida a diciassette “nuove comunità” monastiche e contemplative (1998); Come monaci nel mondo. Piccola guida al Monachesimo interiore (2002); Progettare una chiesa. Introduzione all’architettura liturgica (2003).

SOMMARIO
PREFAZIONE di ANTONIA TRONTI
INTRODUZIONE
PRIMA PARTE
I. MEDITARE NEL PROFONDO
L’esperienza di padre Mariano Ballester
Esperienza di un corso di iniziazione
Per approfondire
II. UNO YOGA PER L’OCCIDENTE
I Ricostruttori nella preghiera
Per approfondire
III. YOGA E MEDITAZIONE IN HENRI LE SAUX E BEDE GRIFFITHS
L’esperienza dei Sannyasin cristiani
Lo Yoga della Presenza in H. le Saux
Yoga e Meditazione nell’insegnamento di B. Griffiths
Per approfondire
IV. MEDITARE CON ILMANTRA
L’esperienza di John Main
Per approfondire

SECONDA PARTE
V. LAMEDITAZIONE ESICASTA NELLA PRASSI E NEL PENSIERO DI ALCUNI AUTORI CATTOLICI
Il mio incontro con la Preghiera del Cuore
Una piccola introduzione
Brevi note sulla Preghiera del Cuore (dagli insegnamenti di alcuni autori cattolici)
I Sannyasin cristiani e la preghiera esicasta
Un “esicasta” in Occidente: Divo Barsotti e la Preghiera a Gesù
Meditazione e Preghiera del Cuore in Giovanni Vannucci
Per approfondire
APPENDICE
Il Raja Yoga di Padre Francis Vineeth
Nota conclusiva
Note

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venerdì 16 novembre 2007

Il mistero cristiano

Il mistero cristiano

V. 1. I cristiani né per regione, né per voce, né per costumi sono da distinguere dagli altri uomini. 2. Infatti, non abitano città proprie, né usano un gergo che si differenzia, né conducono un genere di vita speciale. 3. La loro dottrina non è nella scoperta del pensiero di uomini multiformi, né essi aderiscono ad una corrente filosofica umana, come fanno gli altri. 4. Vivendo in città greche e barbare, come a ciascuno è capitato, e adeguandosi ai costumi del luogo nel vestito, nel cibo e nel resto, testimoniano un metodo di vita sociale mirabile e indubbiamente paradossale. 5. Vivono nella loro patria, ma come forestieri; partecipano a tutto come cittadini e da tutto sono distaccati come stranieri. Ogni patria straniera è patria loro, e ogni patria è straniera. 6. Si sposano come tutti e generano figli, ma non gettano i neonati. 7. Mettono in comune la mensa, ma non il letto. 8. Sono nella carne, ma non vivono secondo la carne. 9. Dimorano nella terra, ma hanno la loro cittadinanza nel cielo. 10. Obbediscono alle leggi stabilite, e con la loro vita superano le leggi. 11. Amano tutti, e da tutti vengono perseguitati. 12. Non sono conosciuti, e vengono condannati. Sono uccisi, e riprendono a vivere. 13. Sono poveri, e fanno ricchi molti; mancano di tutto, e di tutto abbondano. 14. Sono disprezzati, e nei disprezzi hanno gloria. Sono oltraggiati e proclamati giusti. 15. Sono ingiuriati e benedicono; sono maltrattati ed onorano. 16. Facendo del bene vengono puniti come malfattori; condannati gioiscono come se ricevessero la vita. 17. Dai giudei sono combattuti come stranieri, e dai greci perseguitati, e coloro che li odiano non saprebbero dire il motivo dell'odio. (dalla Lettera a Diogneto)

venerdì 28 settembre 2007

Su S. Cirillo di Gerusalemme (dall'udienza di Papa Benedetto XVI del 27/06/07)

(Aula Paolo VI - 27 Giugno 2007)
(...)
In favore della sua ortodossia (di S. Cirillo di Gerusalemme), messa in dubbio da alcune fonti coeve, militano altre fonti ugualmente antiche. Tra di esse la più autorevole è la lettera sinodale del 382, dopo il secondo Concilio ecumenico di Costantinopoli (381), al quale Cirillo aveva partecipato con un ruolo qualificato. In tale lettera, inviata al Pontefice romano, i Vescovi orientali riconoscono ufficialmente la più assoluta ortodossia di Cirillo, la legittimità della sua ordinazione episcopale e i meriti del suo servizio pastorale, che la morte concluderà nel 387.
Conserviamo di lui ventiquattro celebri catechesi, che egli espose come Vescovo verso il 350. Introdotte da una Procatechesi di accoglienza, le prime diciotto di esse sono indirizzate ai catecumeni o illuminandi (photizomenoi); furono tenute nella Basilica del Santo Sepolcro. Le prime (1-5) trattano ciascuna, rispettivamente, delle disposizioni previe al Battesimo, della conversione dai costumi pagani, del sacramento del Battesimo, delle dieci verità dogmatiche contenute nel Credo o Simbolo della fede. Le successive (6-18) costituiscono una "catechesi continua" sul Simbolo di Gerusalemme, in chiave antiariana. Delle ultime cinque (19-23), dette "mistagogiche", le prime due sviluppano un commento ai riti del Battesimo, le ultime tre vertono sul crisma, sul Corpo e Sangue di Cristo e sulla liturgia eucaristica. Vi è inclusa la spiegazione del Padre nostro (Oratio dominica): essa fonda un cammino di iniziazione alla preghiera, che si sviluppa parallelamente all’iniziazione ai tre sacramenti del Battesimo, della Cresima e dell'Eucaristia.
La base dell'istruzione sulla fede cristiana si svolgeva anche in funzione polemica contro pagani, giudeocristiani e manichei. L'argomentazione era fondata sull'attuazione delle promesse dell'Antico Testamento, in un linguaggio ricco di immagini. La catechesi era un momento importante, inserito nell'ampio contesto dell'intera vita, in particolare liturgica, della comunità cristiana, nel cui seno materno avveniva la gestazione del futuro fedele, accompagnata dalla preghiera e dalla testimonianza dei fratelli. Nel loro complesso, le omelie di Cirillo costituiscono una catechesi sistematica sulla rinascita del cristiano mediante il Battesimo. Al catecumeno egli dice: "Sei caduto dentro le reti della Chiesa (cfr Mt 13,47). Lasciati dunque prendere vivo; non sfuggire, perché è Gesù che ti prende al suo amo, per darti non la morte ma la risurrezione dopo la morte. Devi infatti morire e risorgere (cfr Rm 6,11.14)... Muori al peccato, e vivi per la giustizia fin da oggi" (Procatechesi 5).
Dal punto di vista dottrinale, Cirillo commenta il Simbolo di Gerusalemme col ricorso alla tipologia delle Scritture, in un rapporto "sinfonico’" tra i due Testamenti, approdando a Cristo, centro dell'universo. La tipologia sarà incisivamente descritta da Agostino d'Ippona: "L'Antico Testamento è il velo del Nuovo Testamento, e nel Nuovo Testamento si manifesta l'Antico" (De catechizandis rudibus 4,8). Quanto alla catechesi morale, essa è ancorata in profonda unità alla catechesi dottrinale: il dogma viene fatto discendere progressivamente nelle anime, le quali sono così sollecitate a trasformare i comportamenti pagani in base alla nuova vita in Cristo, dono del Battesimo. La catechesi "mistagogica", infine, segnava il vertice dell'istruzione che Cirillo impartiva non più ai catecumeni, ma ai neobattezzati o neofiti durante la settimana pasquale. Essa li introduceva a scoprire, sotto i riti battesimali della Veglia pasquale, i misteri in essi racchiusi e non ancora svelati. Illuminati dalla luce di una fede più profonda in forza del Battesimo, i neofiti erano finalmente in grado di comprenderli meglio, avendone ormai celebrato i riti.
In particolare, con i neofiti di estrazione greca Cirillo faceva leva sulla facoltà visiva, a loro congeniale. Era il passaggio dal rito al mistero, che valorizzava l'effetto psicologico della sorpresa e l'esperienza vissuta nella notte pasquale. Ecco un testo che spiega il mistero del Battesimo: "Per tre volte siete stati immersi nell'acqua e per ciascuna delle tre siete riemersi, per simboleggiare i tre giorni della sepoltura di Cristo, imitando, cioè, con questo rito il nostro Salvatore, che passò tre giorni e tre notti nel seno della terra (cfr Mt 12,40). Con la prima emersione dall'acqua avete celebrato il ricordo del primo giorno passato da Cristo nel sepolcro, come con la prima immersione ne avete confessato la prima notte passata nel sepolcro: come chi è nella notte non vede, e chi invece è nel giorno gode la luce, così anche voi. Mentre prima eravate immersi nella notte e non vedevate nulla, riemergendo invece vi siete trovati in pieno giorno. Mistero della morte e della nascita, quest'acqua di salvezza è stata per voi tomba e madre... Per voi... il tempo per morire coincise col tempo per nascere: un solo e medesimo tempo ha realizzato entrambi gli eventi" (Seconda Catechesi Mistagogica 4).
Il mistero da afferrare è il disegno di Dio, che si realizza attraverso le azioni salvifiche di Cristo nella Chiesa. A sua volta, alla dimensione mistagogica si accompagna quella dei simboli, esprimenti il vissuto spirituale che essi fanno "esplodere". Così la catechesi di Cirillo, sulla base delle tre componenti descritte – dottrinale, morale e, infine, mistagogica –, risulta una catechesi globale nello Spirito. La dimensione mistagogica attua la sintesi delle prime due, orientandole alla celebrazione sacramentale, in cui si realizza la salvezza di tutto l'uomo.
Si tratta, in definitiva, di una catechesi integrale, che – coinvolgendo corpo, anima e spirito – resta emblematica anche per la formazione catechetica dei cristiani di oggi.

giovedì 27 settembre 2007

La mistagogia dei Padri (2 parte)

La mistagogia tipologica o storica antiochena.

Scrive la Muzj:

“…la mistagogia antiochena segue nelle grandi linee lo stesso sviluppo di quella alessandrina: vale a dire che passando per l’interpretazione tipologica delle Scritture e del culto giudaico, in particolare del Tabernacolo, giunge all’interpretazione della liturgia cristiana come specchio della liturgia celeste. Tuttavia, e in questo sta la sua originalità, essa sottolinea con forza l’interpretazione della liturgia come memoriale dell’esistenza salvifica (vita, morte, glorificazione) di Cristo.”

Il simbolismo storico della liturgia è legato all’influenza dei luoghi Santi: Cenacolo, Calvario, Sepolcro. Gia con s. Giovanni Crisostomo le singole parti dell’edificio ecclesiale vengono identificate con un Luogo Santo.

I maggiori rappresentanti di questa scuola sono: Cirillo di Gerusalemme (313-386), Giovanni Crisostomo, Isidorio di Pelusio, Teodoro di Mopsuestia.

Scrive la Muzj:

“Per S. Cirillo di Gerusalemme, i segni sacramentali sono simbolo di realtà spirituali, le quali si articolano secondo quattro dimensioni: tipica, cristologia, morale e anagogica….”

“Nel 381 Cirillo prende parte al Concilio di Costantinopoli (secondo concilio ecumenico) e a quello successivo del 382, nel quale viene ancora ribadita la validità della sua consacrazione a vescovo di Gerusalemme, dove rimane finalmente indisturbato fino alla morte.
Nel 1882, quindici secoli dopo, papa Leone XIII lo proclamerà Dottore della Chiesa per il suo insegnamento scritto contenuto nelle Catechesi, che sono istruzioni per i candidati al battesimo e per i neobattezzati. Accusato a suo tempo di legami con correnti dell’arianesimo, egli invece respinge la dottrina ariana sul Cristo, e anzi limpidamente lo dichiara Figlio di Dio per natura e non per adozione, ed eterno come il Padre.
Ancora nel XX secolo, il Concilio Vaticano II richiamerà l’insegnamento di Cirillo di Gerusalemme, con quello di altri Padri, in due costituzioni dogmatiche: la Lumen gentium, sulla Chiesa, e la Dei Verbum, sulla divina Rivelazione. E ancora nel decreto Ad gentes, sull’attività missionaria della Chiesa nel mondo contemporaneo.” (D. Agasso. Fonte Famiglia Cristiana)

Tra le opere fondamentali di San Cirillo di Gerusalemme vi sono le 24 Catechesi. Esse includono una catechesi introduttiva, diciotto catechesi tenute in Quaresima quale preparazione al battesimo e che trattano del peccato, della penitenza, della fede, e illustrano il contenuto del Simbolo battesimale molto simile al Credo adottato dal primo concilio di Costantinopoli, e cinque catechesi dette mistagogiche. rivolte nella settimana dopo Pasqua ai neo-battezzati.

Il laboratorio propone la lettura annuale, a partire dall’inizio dell’anno liturgico, delle 24 catechesi cercando di ripercorrere simbolicamente il cammino inizizatico del cristiano.

Il realismo simbolico dei mistagoghi

Circa il simbolismo dei mistagoghi la Muzj scrive:

“Questo simbolismo sacramentale è eminentemente un realismo simbolico:in esso, “l’immagine non è il segno di una realtà assente, ma la realtà stessa resa presente in qualche modo nel segno”. Come scrive Chapeaux: “La difficoltà che incontriamo a discernere tra il fenomeno esperenziale e la realtà simbolica da esso manifestata non esiste per gli Antichi; per loro, la realtà è precisamente l’aspetto nascosto percepito nell’epifania simbolica stessa”.
La massima dimostrazione di simile modo di sentire è data dall’uso dei termini “simbolo” o “simbolico” in riferimento all’Eucarestia. Cosi Henri Crouzel, incontrando in Origene l’espressione “corpo tipico e simbolico”, si sente in dovere di dare qualche spiegazione: “Intesa nel senso della teologia posteriore al secolo XII, essa sopprimerebbe del tutto la presenza reale. Ma non è lo stesso per la teologia patristica di origine platonica. Per riprendere le luminose parole di Von Harnack: “Noi intendiamo per simbolo una cosa che non è quello che essa significa, mentre un tempo si intendeva per simbolo una cosa che è in qualche modo ciò che esso significa; e d’altra parte, la realtà celeste era sempre nascosta in e dietro questa apparenza, senza confondersi interamente con essa sulla terra”.

domenica 23 settembre 2007

La mistagogia dei Padri 1

Lo scritto che segue si avvale del contenuto del primo capitolo del Testo “Edificio ecclesiale e mistagogia”, di Maria Giovanna Muzj e degli appunti personali presi durante il corso di studi svoltosi presso il Pontificio Istituto Orientale (anno accademico 1998-1999).

La mistagogia può definirsi come la teologia liturgica.
La scrittura contiene due sensi: un senso letterale o storico e un senso spirituale o mistico o allegorico o simbolico. Scrive la Muzj:

“Dall’applicazione dei due significati – storico e spirituale – della Scrittura ai riti liturgici, viene tutta la teologia liturgica dei Padri della Chiesa.”

E’ interessante osservare che tutte le catechesi antiche del IV secolo, (in particolare quelle di S. Ambrogio, S. Giovanni Crisostomo, S. Cirillo (o Giovanni) di Gerusalemme, S. Zeno di Verona, S.Agostino), sono profondamente omogenee. Non ci sono grandi differenze tra le catechesi battesimali di Gerusalemme, Antiochia, Roma, Alessandria ecc. “Tale omogeneità era dovuta al senso dell’unità dei due Testamenti e alla conseguente utilizzazione dell’Antico per spiegare il Nuovo.”

La mistagogia anagogica alessandrina nasce intorno all’insegnamento di Origene che “…estende all’intelligenza del culto cristiano il metodo di esegesi usato per interpretare l’Antico Testamento…”.
Per interpretare il segno liturgico cristiano egli si ispira a Filone di Alessandria. Secondo Filone il tempio giudaico è diviso in tre parti: debir (santuario), hekal (santo), ulàm (atrio) che corrispondono alle tre sfere della cosmologia ebraica (cielo, terra e mare). All’interno di questa divisione fondamentale è la bipartizione tra Santo dei Santi e Santo che simboleggia la separazione tra mondo intelligibile e mondo sensibile. Scrive la Muzj:

“Sul santo monte Mosè è stato iniziato (mystagògeitai) al mondo intelligibile di cui ha espresso i simboli nell’arca contenuta nell’oscurità del debir, simbolo del Dio nascosto di Israele. In tale contesto , la simbolica del tempio diventa quella dell’itinerario dell’anima verso Dio.
Come le istituzioni cultuali e le cerimonie legali d’Israele dovevano essere comprese “in spirito”, ragion per cui era necessario un mistagogo il quale. Lui stesso iniziato, le spiegasse al popolo, così, secondo Origene, avviene per i riti della Chiesa. Anche qui è necessaria un’iniziazione per comprendere il significato profondo dei testi e delle cerimonie.”

Secondo Origene il segno liturgico ha una triplice dimensione:
1- Allegorica o tipologica: la liturgia realizza le figure dell’AT;
2- Morale: il segno è espressione del culto interiore;
3- Anagogica: il segno è immagine e anticipazione della liturgia celeste.

Scrive la Muzj:

“Nella mistagogia alessandrina il Cristo è visto soprattutto nella sua funzione di Sommo Sacerdote e Mediatore eterno; (…). La liturgia, dal canto suo, è considerata prevalentemente un processo di anagogia, per mezzo del quale ci si eleva dalla lettera allo spirito, dai riti visibili dei isteri liturgici all’unico mistero di Dio. La liturgia è un’allegoria del progresso dell’anima dallo stato di divisione del peccato alla comunione divina, attraverso un processo di purificazione, illuminazione, perfezione figurato nei riti.”

Gregorio di Nissa nella sua Vita di Mosè propone come dice R.Bornert:

“…una contemplazione degli oggetti liturgici e della gerarchia ecclesiastica nel quadro della visione dei due Tabernacoli. Immagine dell’umanità di Gesù che mediante la sua Incarnazione ha unito tabernacolo terreno e tabernacolo celeste, il tabernacolo inferiore è anche figura della Chiesa.”

Il termine “contemplazione” corrisponde alla parola greca theoria. Scive Jean Daniélou:

“La theoria è (…) per Gregorio la contemplazione del mistero nella sua sostanza intemporale. E qui ci troviamo molto vicini alla liturgia che è, anch’essa, ri-presentazione del mistero. La theoria liturgica, la theoria scritturistica, la theoria mistica sono finalmente i diversi aspetti di una stessa realtà.”

Dionigi Areopagita è il terzo grande esponente di questa scuola. Con la sua opera Gerarchia Ecclesiastica, l’interpretazione anagogica raggiunge la formulazione definitiva alla fine del V secolo.
“I sacri riti sensibili sono immagini delle realtà intelligibili e guida e strada verso queste.” (EH, II, 3, 2)
(L’opera di Dionigi ispirerà anche la mistica europea dei secoli XVI e XVII.)
In sintesi, scrive Bornert:

“La mistagogia alessandrina è prima di tutto una dialettica per ottenere la conoscenza o gnosi a partire dalla contemplazione dei riti liturgici. Anagogica, risale dal segno sensibile alla realtà spirituale. Gerarchica, tiene conto della subordinazione del mondo materiale all’universo invisibile. Mistica, fa partecipare l’anima alle realtà divine che le fa scoprire. Con questi tratti fondamentali si distingue dalla mistagogia di Antiochia, di cui la storia è il tratto dominante.”
continua